Mettiamo subito le carte in tavola: prima di qualche giorno fa non mi era mai capitato di sentire nemmeno una nota suonata dai You Me At Six, quindi diciamo che prima di gettarmi nella scrittura di questo articolo/recensione del loro nuovo album VI, ho dovuto colmare la lacuna e fare un po’ di compiti a casa, almeno per tentare di inquadrarli all’interno di un genere.

Missione quasi impossibile: la band inglese tende a saltellare da una parte all’altra senza poter essere inquadrata sotto nessuna categoria. Se agli esordi potevano essere classificati come Emo/Pop Punk, adesso, soprattutto con quest’album (rilasciato lo scorso 5 ottobre) gli You Me At Six si spostano verso un sound nettamente più Pop e melodico. Non abbandonano la distorsione delle chitarre, ma essa diventa meno preponderante per fare spazio a melodie più orecchiabili, in linea con i gusti musicali odierni.

VI by You Me At Six

La deviazione di rotta che si avverte con VI si abbina nettamente meglio alla voce pulita del cantante Josh Franceschi, e, nonostante musicalmente manchi un po’ l’impatto sonoro che ogni traccia sembrerebbe poter esprimere, l’insieme è comunque gradevole all’ascolto. Non spicca per originalità (come dimostra già il titolo), ma non per questo risulta una proposta meno valida all’interno del panorama commerciale odierno.

You Me At Six, in questo nuovo album, puntano molto sul comunicare quale sia la loro identità, come band e come singoli musicisti; così tematiche molto intime e personali percorrono tutte le dieci tracce dell’album, incentrate soprattutto sul modo di vivere e di ricordare le relazioni: quelle che ricordiamo con nostalgia, come qualcosa di lontano eppure ancora presente; quelle che abbiamo lasciato andare con troppa leggerezza; quelle che, invece, ci svegliano alle tre di notte per litigare; quelle, di quando eravamo più giovani, che tentavamo di nascondere sotto il letto.

È con quest’album che la band intende riaffermare il proprio sound all’interno di un’industria che li vorrebbe standardizzati, mentre loro sono “cinque individui”, afferma il chitarrista Max Helyer, “ma quando mischiamo tutto in una band, accade qualcosa di grande. Non sto dicendo che accada ogni volta, ma ogni tanto accade qualcosa di incredibile”.

E di incedibile c’è anche la loro sinergia, che va avanti da ben quattordici anni, nel corso dei quali, grazie a questa inspiegabile magia, gli You Me At Six sono sempre riusciti, album dopo album, a riconquistare l’affetto e la lealtà di un folto seguito, che pare aumentare ad ogni nuovo disco, sia in patria che all’estero.

VI è, in sintesi, un album fresco rispetto alla discografia della band, ed anche se non spicca per originalità, è vero e sentito ed ha tutte le carte in regola per scalare le classifiche e segnare un nuovo successo.

Ps. You Me At Six saranno a Milano, per la loro unica data italiana, il 1 Febbraio 2018 al Santeria Social Club!