Dopo quattro anni di concerti e di scrittura il trio composto da John Butler (chitarra/banjo/qualsiasi strumento a corde e voce), Byron Luiters (basso) e Grant Gerathy (percussioni e batteria) torna prepotentemente sulla scena musicale con HOME, il nuovo album rilasciato il 28 settembre.

Quando si decide di iniziare ad ascoltare un album (qualunque esso sia) dei JBT si cade immediatamente vittima delle loro sonorità, dei loro ritmi coinvolgenti e del loro straordinario talento. E questo è più o meno quello che è successo a me quando, nell’ormai lontano 2012, mi sono imbattuta in un giovane John Butler alle prese con l’esecuzione di Ocean, un pezzo interamente strumentale che ancora oggi riesce a regalarmi dodici minuti di pace dei sensi.

Butler, d’origine californiana, si trasferisce in Australia da bambino con la famiglia. Anni più tardi, nel 1998, fonda il trio insieme a Jason McGann alla batteria Gavin Shoesmith alla batteria: i componenti cambieranno spesso nel corso degli anni, fino ad approdare alla formazione attuale. Il punto fermo del trio, oltre al frontman, resterà il contatto con la terra di appartenenza, con la quale Butler ha un rapporto simbiotico e unico, che emerge in maniera più o meno evidente in tutta la sua produzione musicale.

Home, in questo contesto, è proprio un ritorno alle sue origini e a quella terra che tanto gli è cara. D’altronde come già scriveva Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”; per il trio l’Australia è esattamente questo, un porto sicuro in cui tornare e del quale non possono fare a meno. Un’amica, un’amante e al tempo stesso una nemica con la quale si innesca, volente o nolente, una relazione di amore-odio.

L’Australia è la loro terra, e nonostante tutti i sentimenti discordanti e altalenanti manca terribilmente, come l’aria ai polmoni. Il mare, le montagne, gli animali come allegoria degli affetti, la vita e i suoi intrecci sono i veri protagonisti delle dodici tracce di Home, nelle quali tutte le sensazioni descritte diventano quasi palpabili. Una specie di ninna nanna agrodolce quella che i JBT propongono al loro pubblico, in grado di far scaturire nell’ascoltatore un mix di felicità e nostalgia.

L’intero album ruota introno a questi temi che si sviluppano su sonorità country/folk, tipiche del loro stile, alle quali vengono incastrati magistralmente suoni sintetici ed elettronici. Una nuova frontiera per il trio. Ad accompagnare riff e assoli di chitarra o banjo e splendidi tappeti di basso c’è, come sempre, la voce di Butler, calda e familiare che concorre a creare un’atmosfera casalinga ed accogliente: un vero ritorno a casa insomma.

Home, per suoni e contenuti, si prospetta già come un altro successo per il gruppo, un album che vale la pena ascoltare e riascoltare (ma questo, come dicevo, vale un po’ per tutta la loro produzione), soprattutto se come me siete dei poveri esuli, all’avventura per il mondo, ma con il cuore sempre in quello spazio di mondo chiamato CASA.

Se siete interessati il trio sarà a Milano il 28 ottobre, noi ovviamente cercheremo di esserci!