“Occhio bambino che De Sfroos vola via” per fare il verso a Nona Lucia, una delle amatissime canzoni di Davide Bernasconi, monzese di nascita – alias Davide Van De Sfroos, comasco fino al midollo – e tra le prime regalate al pubblico la sera di sabato 7 settembre, al Parco Tittoni di Desio, l’unica data brianzola e l’ultima del tour estivo Van Tour 2019.

Eh sì, De Sfroos vola via. Lo aspetteremo per il prossimo tour autunnale, annunciato sul palco.

Vola via sull’oceano di fan che ha riempito l’area concerti di Villa Tittoni, con code interminabili all’ingresso.

Chapeauall’organizzazione per la gestione di un evento così importante, che forse ha superato le aspettative in termini numerici.

Oceano di teste mani e corpi che salutano il bardo del lago, che tante storie ha raccolto e studiato, tante figure mitologiche, tanti vissuti, tra i contrabbandieri delle montagne, tra i pescatori e i farabutti delle periferie delle grandi città.

Quello che ha raccolto vuole ridarlo indietro, al mittente, a chi lo ha sempre ascoltato e ballato. E così un omaggio al fortunato pubblico che si porta a casa il cappello di paglia lanciato alla folla, comprato di fianco agli scaffali dei surgelati in Valtellina e che ha accompagnato Davide nel tour estivo. Lavato e asciugato dal sudore … ma comunque parte della band.

Ed è la band a fare la novità di questo serpentone per l’Italia, tra mare e monti. Angapiemage Galiano Persico al violino, straordinario. Riccardo Luppi, sax e flauti, un esperimento musicale ben riuscito sul palco. Paolo Cazzaniga, chitarra elettrica, potente. E ancora la fisarmonica di Alessandro De Simoni, la batteria di Francesco D’Auria – forse un po’ sottotono – e il basso di Simone Prina.

 

Un mix di musicalità, che ha rivisitato il repertorio recente e non dell’artista laghee.

Una nuova musicalità, sperimentata anche nel precedente tour nei teatri, che sta soppiantando forse il ritmo da feste e “pogo” sottopalco. Una sonorità più ricercata, per più gusti.

D’altronde basta vedere il pubblico per capire che De Sfroos sta piacendo a molti – tra i presenti dai neonati ai pensionati ruspanti – e che per questo motivo deve smorzare alcuni istinti.

Non a caso sono mancate alcune canzoni (Cyberfolk, per esempio) che avrebbero scatenato un bel rebelot (casino, NdT) sotto palco. E anche quelle più simili, come La Curiera, sono state suonate quasi subito e senza calcare troppo la mano.

Musicalità e talento, che si sono fatti sentire in alcuni brani quasi sperimentali (ad un certo punto è partita una pizzica salentina!) e che confondono e coinvolgono: Yanez, il pezzo che ha consacrato De Sfroos al palco di San Remo, accompagnata dal flauto traverso che poteva essere Jethro Tull oppure La Poma arrangiata in versione raggae.

Il pubblico ottavo componente del gruppo: sempre in sintonia, sempre in dialogo, sempre coinvolti.

Due dediche, per un anniversario di matrimonio e un compleanno (a Gaia, non la nostra fotografa però). Ninnananna, cantata da tutti i presenti, con la musica a scemare, ha saputo commuovere.

Solo un moscerino, incauto, riporta alla realtà il cantante che invano tenta di “restituirlo al mondo”.

Uscita strategica e rientro in solitaria del cantautore, a intonare – giustamente – De Sfroos.

Rientro del gruppo e saluto collettivo, con La Balera dove la nocc, la gira, la gira, la bala, la maja urelogg (la notte gira, gira, balla, mangia gli orologi, NdT).

 

Reportage: Claudio Rendina

Foto: Gaia Schiavon

 

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