Muro Del canto & Attacchi Frontali @New Ideal di Magenta

La sensazione che mi ha accompagnato durante l’intero viaggio in treno verso Magenta, comune della città metropolitana di Milano, era quella di allontanarmi piano piano dalla mia zona di comfort.

Sebbene io sia cresciuto in provincia, ogni volta che sono andato a seguire concerti per C.O.L.M.O.  ero in città, in situazioni molto vicine alla mia esperienza. Andare ad ascoltare due importanti gruppi della scena musicale romana al New Ideal di Magenta in un freddo venerdì sera di aprile, aveva un qualcosa di dissonante, sapevo da subito che sarebbe stato qualcosa fuori dal solito per me.

Qui a C.O.L.M.O. siamo abbastanza affezionati ad entrambi i gruppi (così tanto che il frontman degli Assalti ha riconosciuto Gaia che lo fotografava, se non vi ricordate la vicenda vi rimandiamo al nostro vecchio articolo http://colmomagazine.it/assalti-frontali-una-serata-tra-vecchi-amici-carroponte/) e quindi non potevamo perderci l’occasione di tornare ad ascoltarli e raccontarvelo.

Personalmente non li seguo così tanto e forse anche per questo non sapevo cosa aspettarmi dalla serata. Dopo essere finito per un paio di minuti in una balera, ritrovo finalmente la strada e Gaia che mi attende all’ingresso. Entriamo e il locale richiama le caratteristiche fondamentale di un piccolo circolo arci della provincia: contenuto, familiare, tranquillo e fanno pure gli arrosticini! L’età media é più alta del mio solito, ma sono un agé molto cool, un po’ come vorrei essere io a 40 anni quando andrò ad ascoltare band che ci giovani non ascolteranno.

Ad aprire la serata Il Muro del Canto (altra nostra vecchia conoscenza), scalda gli animi da subito e non sono una novità per nessuno bensì gli spettatori sembrano tutti venuti apposta per vederli. Saltano da matti, conoscono tutte le canzoni e come i musicisti sul palco, hanno iniziato a tracannare da un po’. E’ una festa fin da subito.

Il palco del New Ideal é palesemente piccolo per contenere tutti i membri della band. Del resto la musica folk richiede molti elementi per essere fatta bene, e quella de Il Muro del Canto é fatta benissimo. Un mix tra serenate romane, musica medievale, acuti metal e ritmi irlandese. Un mix che potrebbe facilmente tenere testa alle mezze cartucce dell’indie italiano di oggi.

Ma oltre alla bella musica e alla cagnara, la musica de Il Muro del Canto é intrinseca di messaggi sociali e denunce al sistema in cui viviamo. Come nel migliore racconto di Tolkien, la musica folk ha la capacità di portare l’ascoltatore in un mondo parallelo fantastico che sembra lontano dal nostro tempo e costume. Eppure la musica de Il Muro del Canto aggiunge un elemento incredibilmente crudo che ci riporta subito alla realtà del momento. Sarà forse il forte accento romano, ormai un topos dell’era moderna e dell’Italia incredibilmente bella nelle sue mille variazioni, oppure i temi così radicati nel nostro presente che rendono la loro musica, una secchiata d’acqua gelida che vuole risvegliare gli animi, contrapposta al torpore dell’anima che diversi generi stanno attraversando.

La sensazione si ripropone con l’intervento degli Assalti Frontali che si aggiungono per il duetto Il Lago Combatte, canzone dedicata ad un noto centro sociale di Roma. La folla é in estasi e proprio in quel momento mi accorgo che il 97% del pubblico è proprio romano. Il primo act chiude (ovviamente) con il pezzo Arrivederci Roma e lascia il palco al gruppo rap.

Dalle chitarre, batterie, fisarmoniche e bassi passiamo a una console e 3 artisti ben lontani alla scena rap/hip-hop di oggi. L’assetto degli Assalti Frontali fa molto anni ’00: magliette larghe, cappellino e uso della parola YO così frequente che pensi possa apparire la scritta da un momento all’altro, come se stessi assistendo ad un programma di MTV del 2003, ma live.

Gli Assalti Frontali hanno infatti una lunga storia dietro di loro e no, non si sono adattati ai tempi che sono cambiati e ne vanno molto fieri. Perché forse le mode cambiano ma i problemi veri rimangono sempre gli stessi. La vita nella periferia di Roma non cambia, anzi. Quindi invece di parlare di big money, fumo, sciroppo e scru-scru, gli Assalti Frontali fanno una scelta, di rimanere fedeli a sé stessi e parlare del mondo in cui sono cresciuti con tutti i suoi lati oscuro.

Così anche gli Assalti coinvolgono benissimo il pubblico romano venuto a godersi la serata e forse sentirsi ancora una volta nella scena underground della Capitale.

Una menzione speciale alla performance di Simonetta, canzone dedicata a un insegnante molto dedita ai suoi studenti, che ha cercato di migliore la loro condizione attraverso l’educazione. Un testo che un anno fa, quando andammo a vedere gli Assalti per la prima volta era solo un insieme di rime su un foglio e a Magenta é diventata parte del live, regalando un momento molto speciale al New Ideal.

Il secondo set dura meno del precedente ma non perde di intensità in nessun momento e Gaia raduna band e pubblico per una foto insieme, un rito ogni volta che C.O.L.M.O. segue gli Assalti Frontali.

In generale posso dire che il fil rouge della serata é stato romanità e libertà. Ancora oggi si sente di quanto la periferia di Roma e le zone più povere soffrano della malagestione delle varie giunte che si sono susseguite, della criminalità diffusa in ogni angolo, della poca sicurezza che si respira costantemente. Queste due band con i loro stili così diversi, trovano forza comune nel parlare e denunciare la loro condizione. Una condizione che può sembrare geograficamente circoscritta ma che invece può essere attribuita a miriadi di situazioni simili in tutta Italia. Forse il problema è che non si parla più in maniera approfondita di tematiche così scomode e ad artisti di questo calibro non viene dato il giusto spazio, come quello lasciato ai vari trap king e band indie che abbattono il livello della conversazione su queste tematiche.

Ma la libertà é difficile da sconfiggere e finché ci sarà qualcuno che si radunerà anche fino a Magenta per ascoltare e condividere i racconti come quelli de Il Muro del Canto e Assalti Frontali, allora la musica continuerà a far vibrare la speranza di giorni migliori.

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Reportage: Simone Berardis

Foto: Gaia Schiavon