Per gli amanti dei film biografici questo sembra essere un periodo d’oro, costellato di nuove uscite ispirate a personaggi più o meno celebri, di cui Bohemian Rhapsody su Freddie Mercury è solo l’ultimo, fortunato esempio. Questa crescente predilezione per i biopic è confermata una volta di più da VICE – L’uomo nell’ombra, il nuovo film di Adam McKay in uscita il 3 gennaio, che merita attenzione per più di una ragione. 

In primis la scelta del soggetto del film, il racconto lungo 40 anni della vita di Dick Cheney, uno degli uomini più potenti degli USA ma poco conosciuto, rimasto spesso nell’ombra, come suggerisce il sottotitolo, a tirare le corde del potere e a fare scelte spesso poco condivisibili.

Nato negli spazi sconfinati del Wyoming, giovane con qualche episodio di guida in stato di ubriachezza alle spalle, entra in contatto con il mondo della politica attraverso uno stage al Congresso. La scalata ai vertici del potere procede a ritmi incalzanti, portandolo ad occupare tante posizioni diverse di sempre maggiore rilevanza fino al ruolo, appunto, di vice presidente di Bush nel 2000. La carriera politica di Cheney appare senza dubbio invidiabile ma anche ricca di ombre, di scelte spesso discutibili (come aver reso di fatto legale la tortura) che vengono giustificate in nome della protezione del Paese, con la convinzione di aver “fatto quello che andava fatto”.

Alla vita pubblica fa da controparte la vita familiare di Cheney, il rapporto affettuoso con le figlie e la forte complicità con la moglie, uno dei tratti che ha colpito di più Amy Adams, che la interpreta nel film.

Un secondo motivo, che da subito ha creato alte aspettative, è il cast. La regia è di Adam McKay, già premiato con l’Oscar per La Grande Scommessa nel 2016, e i ruoli principali sono stati affidati ad alcuni tra i nomi più celebrati di Hollywood, molti dei quali alla seconda apparizione insieme sul grande schermo.

Nel ruolo del protagonista troviamo Christian Bale, che conferma ancora una volta le sue abilità camaleontiche. La trasformazione fisica è senza dubbio impressionante e di forte impatto, ottenuta grazie ad un lungo processo che ha portato l’attore ad ingrassare di parecchi chili e ad un ottimo trucco. Quello che colpisce maggiormente, e che conferma la fama giustamente ottenuta da Bale di essere uno dei più promettenti attori della sua generazione, è il modo in cui è riuscito a calarsi nel personaggio, studiando ogni discorso e testimonianza disponibile di Cheney e arrivando a riprodurne la voce e l’atteggiamento fin nei minimi dettagli.

Accanto a lui Amy Adams interpreta la moglie Lynne, compagna di vita e alleata, che lo ha spronato a perseguire e a realizzare quegli stessi obiettivi che, come donna, le apparivano preclusi. Steve Carell si cala, invece, nei panni di Donald Rumsfeld, prima mentore e poi sottoposto di Cheney, mentre Sam Rockwell è un George W. Bush quasi assente dalla scena politica, poco attivo e manipolato da Cheney.

Tra le 6 nomination ai Golden Globe, che secondo la tradizione fanno ben sperare per la notte degli Oscar, è interessante notare come – accanto alle nomination per Bale, Adams e Rockwell, per il regista McKay e per la sceneggiatura – vi sia anche quella come Miglior film commedia o musicale. La nomination incarna appieno lo stile peculiare di McKay, che ha creato un genere ibrido capace di combinare una narrazione non convenzionale, una tematica seria e momenti comici surreali.  

VICE offre un ritratto dell’uomo ma anche – e in maniera più inquietante – dell’uso e abuso del potere da parte della classe politica. Molti i momenti in cui questo aspetto emerge, primo fra tutti un fulmineo scambio di battute tra Donald Rumsfeld e un Cheney ancora stagista, che domanda al proprio capo e mentore “In cosa crediamo?” e che ottiene in risposta solo una grassa, sarcastica risata.