L’avete mai assaggiato il tiramisù scomposto? Quello fatto con tutti gli ingredienti, ma non amalgamati assieme; i savoiardi di lato, la tazzina di caffè da parte, la crema di mascarpone nella terrina, il cacao spolverato sul piatto. Tutto buono eh, nulla da dire. Però…

Serata estiva al Parco Tittoni, rinfrescata dal freddo vento gaelico, portato dai Saor Patrol, nel loro concerto brianteo, una delle tappe del tour italico. Se siete arrivati prima per evitare la coda alle casse avete raggiunto l’obiettivo. Anche troppo. Poca gente tra gli stand e sotto le fronde del boschetto sempreverde del parco settecentesco.

Arrivano tutti alla spicciolata, senza riempire l’area, che si anima solo a concerto già iniziato. Pubblico ben al di sotto delle frotte di curiosi e di fan che – per esempio – hanno riempito il Live di Trezzo pochi anni fa, quando, forse, si trattava di ascoltare una novità nel nostro paese. Ok, è mercoledì sera e magari la sbronza da birra* – un must di queste serate so scottish – te la eviti, ma forse è complice anche il costo della serata, 15 euro. Altino, considerando che a dicembre in Fiera dell’Artigianato li ascolti gratis quasi ogni ora, che ogni anno in provincia di Bergamo suonano al Festival “Lo spirito del pianeta” ad ingresso libero, che con 15 euro ci scappa pizza birra caffè amaro alla pizzeria napoletana sotto casa.

L’homo selvatico – la nuova mascotte leggendaria e bucolica del festival desiano frutto di leggende metropolitane ed epopee gotiche, che neanche Alan Moore in Swamp Thing – ci osserva severo e sornione dagli allestimenti.

Homo selvatico, l’uomo selvaggio. Barba sporcizia foglie nei capelli petto nudo. 

E i suoi adepti sul palco! I 5 componenti dei Saor Patrol, rigorosamente in kilt, galosce, petto nudo, barba lunga, voce rauca e biascicata. Da dietro le quinte una voce amica traduce qualche parola regalata al pubblico – composto esclusivamente da fan di lunga data. Parole che escono dalla bocca del front-man e cornamusa Charlie Allan e che farebbero da cornice al bancone di un pub tra le vie di Edimburgo vecchia, tra un boccale e la comitiva di amici donne vecchi e curiosi. Insomma…la Scozia è servita.

Eppure non basta un kilt per fare musica scozzese…

Se la ripetizione e le melodie sono la chiave di lettura della musica folk irlandese e scozzese – coi 4 quarti delle reels e i 6 ottavi delle jigs, hot and hasty, like a Scotch jig, and full as fantastical (W. Shakespeare) – la ripetizione non è sempre la chiave del successo nella moderna discografia. Passata la novità (e il pubblico si stanca in fretta, maledetti disturbi della soglia di attenzione) occorre innovare, reinventare e proporre freschezza.

Attorno al perno indiscusso di Charlie Allen e dei tre percussionisti non basta la comparsa del chitarrista Steve Legget a trasformare il folk in rock e la tradizione in novità. Non basta la sua staticità, a volte superflua (non me ne vogliano i lettori e soprattutto i corpulenti musicisti) a fare di quel gruppo la novità perpetua per gli amanti del folk-rock. Aggiungetelo un bel violino, magari elettrico, un tin whistle, o anche solo qualche virtuosismo. Non serve improvvisare con un corpo di danza (due ballerine, poco -ine a dire il vero) ad aggiungere novità e a mantenere l’attenzione degli spettatori. Non serve scomporre gli elementi e piazzarli sul palco: un paio di kilt, una chitarra elettrica, due ballerine.

 

Non vogliamo il tiramisù scomposto. Oddio, magari lo assaggi una volta, magari lo prendi per fare figura, per darti un tono, che se non era per te Cracco stava ancora stava friggendo patatine alla festa dell’Unità, ma poi non lo prendi più. Vuoi quello di sempre, quello della nonna. Col savoiardo che vomita caffè, con la crema che ha l’apporto calorico di uno zuccherificio e un numero di uova da far impallidire Nonna Papera, col cacao che vendica la civiltà Incas.

Vogliamo il tiramisù quello buono, tradizionale, di casa. Vogliamo musica scozzese, vogliamo ritmi tribali come le danze secolari delle higlhands. Se volete stupirci non fatelo improvvisando, usate le capacità e le idee che via hanno reso famosi in tutta Europa.

Alla salute, slainte mhath e lunga vita alla Scozia!

*bevete responsabilmente

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Reportage: Claudio Rendina

Foto: Gaia Schiavon