Un salto da una pedana. Normale, fatto cento volte, che sarà mai? Ma basta un atterraggio sbagliato, et voilà, distorsione rotulea. Che è una rottura di palle anche per un impiegato di banca, figurarsi per Salmo, uno dei rapper più in vista della scena, uno abituato al movimento perpetuo. Lo spettacolo deve continuare, però, e quindi eccoci qui: una settimana dopo l’incidente Salmo è al Rugby Sound di Legnano, manifestazione diventata tra le più importanti della Lombardia. Ad attenderlo, almeno 7000 ragazzi entusiasti.

Salmo non li deluderà. A bordo di una sedia a rotelle rapidissima percorrerà il palco in lungo e in largo per un’ora e mezza abbondante di concerto: uno show serrato e senza pause, estremamente coinvolgente. Il suono è decisamente rock: le chitarre ci sono e si fanno molto sentire, quasi più degli scratch, i beat sono affidati a una vera batteria più che all’elettronica. Certo, quelli che su disco sono featuring (Fabri Fibra su Stai Zitto e Sfera Ebbasta su Cabriolet), qui sono voci in playback e fa un effetto strano a chi non ci è abituato. Però la potenza è intatta: su PXM il muro di chitarre ricorda quasi i Nirvana e a un certo punto viene creato addirittura un wall of death, piuttosto grosso e abbastanza violento, forse ingenuo se lo si paragona a quello dei concerti metal, ma bisogna sempre ricorda che “a diciott’anni mica scopi se ascolti gli Slayer”.

Salmo, dal canto suo, è una macchina: non perde mai il flow, urla e incita la folla, la fa saltare, la fa sedere, la tiene in mano. Voce graffiate e maleducata, fortissimo accento sardo, un carisma naturale: stiamo parlando di un trascinatore unico, in totale sintonia con il pubblico. Quando su Papparapà si alza dalla sedia a rotelle e comincia a saltare su e giù per il palco su una gamba sola, il delirio è totale. Il 90% dei presenti sono decisamente più giovani di lui: ma non è un’accusa di falso giovanilismo, è un modo di rimarcare che Salmo ne ha fatta di strada per arrivare qui. Non stiamo parlando di un ragazzino che si è improvvisato produttore e rapper, ma di un artista che ha macinato chilometri e beat per anni. E oggi, la differenza d’età col pubblico gli permette di assumere pose da fratello maggiore senza scadere nel paternalismo bieco: chiede almeno 10 volte ai ragazzi davanti se stanno bene, se qualcuno si è fatto male o non ha aria. Nelle ultime file, qualcuno lo trova eccessivo, ma fidatevi di chi è stato sottopalco un po’di volte: nel caldo (la serata è torrida), nella polvere e nel pogo è bello sapere che chi sta sul palco si preoccupa del tuo non scontato benessere, del fatto che nessuno si faccia del male. Addirittura che, come Salmo, chieda alla security di portare dell’acqua. Chapeau.

È difficile dire se l’ondata rap/trap che attraversa questi tempi sia una bolla o sia destinata a durare nel tempo. Forse, come spesso capita, sarà un mix delle due cose: molte meteore finiranno nel dimenticatoio e saranno ripescate con spirito nostalgico dai feticisti del genere, altri artisti rimarranno e lasceranno una traccia indelebile sulla musica che verrà. Salmo ha tutte le carte in regola per appartenere a questo secondo gruppo.

 

Reportage: Alessandro Boggiani

Foto dalla pagina FB ufficiale di Rugby Sound