Ormai lo conosciamo tutti. Ed Sheeran, il ragazzotto inglese dai capelli rossi che qualche anno fa ha fatto timidamente la sua entrata in scena accompagnato dalla sua chitarra acustica e che adesso incanta con il suo travolgente talento uno stadio intero. Ebbene sì, eravamo in 60 mila nel tempio del calcio milanese mercoledì 19 giugno durante la più grande data italiana del tour, una grande emozione per Ed che, sin dalle prime note, dimostra subito quella padronanza del palco propria di pochi, grandi, artisti contemporanei.

Ma andiamo con ordine. Sono le 18.45 di un caldo pomeriggio pre-estivo quando in un Meazza ancora in fase di riempimento sale sul palco la nuova reginetta del pop, la svedese Zara Larsson, la quale, munita di band, corpo di ballo e scintillante presenza scenica, intrattiene il pubblico con alcune delle sue hit più conosciute. Sulle note di Simphony – il celebre pezzo realizzato in collaborazione con i Clean Bandit, Zara comincia a scaldare la platea che piano piano riempie lo stadio.

In attesa del protagonista indiscusso del concerto, esattamente un’ora più tardi entra in scena James Bay, che si presenta quasi timidamente salutando tutti con un “Hi everyone, my name is James Bay”. Il giovane cantante dell’Hertfordshire, famoso per la sua Hold Back the River, si dimostra ben preparato e coinvolgente, anche se a dirla tutta la sua aria un po’ emo-introspettiva mal si addice all’atmosfera frizzante della serata.

Ore 21.00 un grido spumeggiante risveglia l’intero stadio, ormai gremito di gente in trepidante attesa, e accompagna la salita sul palco di Ed Sheeran, che mentre corre su per le scale sembra quasi il ragazzino che anni prima – come ricorda lui stesso – aveva suonato per la prima volta in Italia “davanti ad una ventina di persone”. Ora ad accogliere l’astro del brit pop c’è uno stadio intero che per la terza data italiana del Divide Tour registra il tutto esaurito e regala uno spettacolo che mette i brividi forse persino ad Ed, il quale con molta spontaneità abbraccia metaforicamente il pubblico aprendo il concerto con una più che entusiasmante versione di Castle on the Hill.

Ed Sheeran sul palco, dalle dimensioni contenute rispetto a quello mastodontico che solamente poche sere prima aveva accolto il re del rock italiano Vasco Rossi, dimostra tutto il proprio talento: canterà e suonerà per due ore di seguito senza mai fermarsi totalmente da solo. Ebbene sì, la caratteristica di questo suo tour mondiale, iniziato nel 2017 proprio dall’Italia, è quella del presentare uno spettacolo in solitaria, composto esclusivamente dalla voce del cantante e dalla potenza della sua chitarra, amplificate e magistralmente sfruttate grazie all’utilizzo di una fedele loop station con la quale Sheeran riesce a ricreare ritmi e vibrazioni degne di un’intera band.

A contribuire al successo del concerto di Ed Sheeran concorrono inoltre le creazioni virtuali proiettate sul ledwall che sta alle spalle dell’artista: mini video, visual effects e collage abilmente concepiti e realizzati accompagnano tutte le canzoni in scaletta, regalando uno spettacolo a 360°, del quale sarà difficile dimenticarsi.

La travolgente carica di Ed Sheeran coinvolge tutto il pubblico, con il quale il cantante stringe un vero e proprio deal: “domani ho un giorno di pausa dal tour, perciò stasera perderò la voce per voi, a patto però che voi la perdiate cantando con me!”, inutile dire che la risposta dei fan non si è fatta attendere. Cori e applausi hanno accompagnato il cantautore inglese lungo tutto l’arco del concerto – decisamente fallimentari i tentativi di Ed Sheeran nel cercare di contenere l’entusiasmo del pubblico durante una delle sue ballate più intime – nessuno vuole risparmiarsi e le voci che si consumeranno durante la serata saranno circa 60 mila.

La scaletta della serata non delude i fan che, una dopo l’altra, possono assaporare quasi tutti i grandi successi del cantante: dall’infuocata Bloodstream alla nuovissima I Don’t Care, da Galway Girl con il suo sound irlandese alla nostalgica Photograph. Verso la fine del concerto Ed Sheeran mette sul tavolo tutte le carte e regala un’intensa versione di Perfect – con tanto di ultima strofa in italiano, nata dalla collaborazione con Andrea Bocelli – che segna la resa incondizionata del pubblico, che è ormai completamente coinvolto e irrimediabilmente innamorato del cantante.

Ma a sancire l’incredibile capacità dell’artista sono gli ultimi due brani in programma, nonostante infatti l’innegabile stanchezza che comincia ad incrinarne leggermente la voce, Ed Sheeran fa ballare l’intero stadio con una straordinaria Shape of You e conclude con una versione fiume di You Need Me, I Don’t Need You, accompagnata da un rap durante il quale tutti ci siamo chiesti dove trovasse ancora il fiato per cantare.

Talento, good vibes e buona musica sono stati gli ingredienti che hanno dato vita ad un concerto che a stento verrà dimenticato da chi ha vi ha preso parte e che consacra a buon diritto Ed Sheeran nel gotha del pop contemporaneo, sicuramente ricco di sfaccettature e diversità, ma che vede nel cantautore inglese uno dei suoi rappresentanti più poliedrici e capaci.

Reportage: Beatrice Lucrezia Mosca