Una domenica sera fuori dal comune, Paolo Fresu e il Devil Quartet scaldano gli animi in una Monza grigia e piovosa. Al Teatro Manzoni il jazzista sardo, accompagnato dal Devil Quartet, porta in tour il suo ultimo lavoro in studio Carpe Diem lasciando il pubblico bianzolo a bocca aperta con una performance travolgente.

L’offerta musicale del capoluogo brianzolo, ad esclusione degli eventi estivi organizzati nel parco, non è onestamente irresistibile, per questo non appena abbiamo appreso che Paolo Fresu e il Devil Quartet sarebbero passati di qui abbiamo seguito il consiglio del loro ultimo disco e abbiamo colto al volo l’occasione. Grazie all’associazione culturale muggiorese Mousike, organizzatrice dell’evento, il Teatro Manzoni si è riempito di appassionati e curiosi, a dimostrazione che gli eventi culturali di spessore sono sempre apprezzati.

Direttamente da Parigi, dove avevano suonato la sera di sabato, Paolo Fresu (tromba e flicorno), Bebo Ferra (chitarra), Paolino Dalla Porta (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria) sono arrivati a Monza per il tour del loro ultimo disco. Paolo Fresu è uno dei jazzisti italiani più importanti e conosciuti nel mondo, dal piccolo paese di Berchidda nell’entroterra sassarese è riuscito ad affermarsi a livello internazionale e negli anni ha collaborato con molti grandi jazzisti, ma non solo. Infatti ha sempre collaborato con artisti di svariati generi musicali come Ornella Vanoni, i Negramaro, ma anche Bonnot, producer degli Assalti Frontali. (https://www.youtube.com/watch?v=oef_7WzAgNk)

Il concerto si è aperto senza introduzioni con due brani uno in fila all’altro, In minore e Un tema per Roma, Fresu ha poi preso parola per presentare i suoi compagni di viaggio e il loro ultimo lavoro. Il quartetto è attivo da ormai quindici anni circa e nel corso della ricerca musicale hanno deciso di passare da una sperimentazione più elettrica e ritmata all’uso esclusivo di strumenti acustici per la registrazione di Carpe Diem. Bebo Ferra, anch’egli sardo ma monzese di adozione, utilizza una chitarra acustica preamplificata costruita appositamente per riprodurre in live le sonorità del disco. Stefano Bagnoli ha invece deciso di utilizzare soltanto le spazzole per la sua batteria anche per i concerti, una sfida ardua che ha saputo affrontare in modo incredibile. Mentre Paolino Dalla Porta va sul sicuro col suo fido contrabbasso, Paolo Fresu gioca con effetti di riverbero, loop e distorsioni che riempiono in modo ancor più complesso il fraseggio di tromba e flicorno che alterna con grande agilità e naturalezza.

Nel corso di ogni brano si alternano assoli e dinamiche che danno allo spettacolo un ritmo irresistibile. La scenografia è completamente assente, bastano pochi giochi di luce ben calibrati ad accompagnare la bravura di questi artisti che ha reso speciale una fredda e piovosa domenica di maggio inoltrato nonostante l’incombente, e altrettanto piovoso, lunedì. L’intesa tra i quattro è perfetta, così come la maestria di ognuno nello sfruttare al massimo il proprio strumento, tale da far sembrare semplici dei passaggi di grandissima complessità. Bagnoli per esempio, avendo rinunciato alle bacchette, ha spesso usato anche le mani sui tamburi e perfino lo schiocco delle dita durante un assolo.

Tra i brani suonati meritano una citazione la rivisitazione di Moto Perpetuo, un brano di Paolo Fresu, Giulio Libano, dedicata al jazzista recentemente scomparso, e Ballata per Rimbaud. Il primo finale del concerto ha sorpreso il pubblico con un arrangiamento jazz della colonna sonora di una delle soap opera italiane più famose Un posto al sole. Questa curiosa versione nasce qualche anno fa come dedica di Paolo Fresu ai lavoratori dell’Alcoa in lotta durante una puntata di Gazebo su Rai 3, ed è riuscita talmente bene che ha trovato posto in questo album. All’ovvia e insistente richiesta di bis da parte del pubblico il quartetto torna sul palco a suonare una rielaborazione di E se domani, famosa nella versione di Mina, e con la title track del disco Carpe Diem.

Se non avete mai assistito ad un concerto jazz o non vi siete mai avvicinati al genere il consiglio è di lasciare i pregiudizi e farsi trascinare dalla musica, una serata come questa vi avrebbe di certo convinto.