Credo che ci sia un vero problema nel mondo, negli individui, nel saper conoscere i propri sentimenti. Per quanto faccia paura, siamo molto spesso assuefatti dal turbinio della vita che scorre inesorabile e non riusciamo a raccogliere i pensieri, a dare un senso a quello che abbiamo dentro. Per esorcizzare il nostro tormento, per riuscire a delineare le zone d’ombra, spesso ci rivolgiamo alla musica. A volte ci perdiamo in qualcos’altro.

Pensate a quante notti vi siete ritrovati a ridere a crepapelle davanti a una puntata di The Big Bang Theory? Ma ridere davvero. Così tanto da non respirare. Qualcosa che non vi capita mai quando siete con altre persone. Le emozioni che viviamo attraverso il piccolo schermo a volte ci colpiscono di sorpresa. Non avresti mai pensato che proprio quel personaggio potesse rappresentarti e tutto d’un tratto ritrovarsi nei panni di chi sta vivendo situazioni simili.

E’ ottobre. e una nuova stagione di serie tv é già iniziata. Personalmente, attendo l’appuntamento autunnale con uno show in particolare che mi accompagna da molti anni, da quasi metà della mia vita. Amori, amicizie, un morboso legame con la morte, operazioni chirurgiche improbabili e tantissime emozioni. Per ben 14 anni Grey’s Anatomy é stata un caposaldo delle mie nottate insonni e dei miei pianti più sentiti. Una vera e propria ancora a cui appoggiarmi per dare a volte definizione al fragore del mondo.

Sicuramente non si possono paragonare i fasti delle prime sei stagione alle storyline ultra-romanzate degli ultimi anni. Izzie sul pavimento del bagno nel suo prom dress è un mood a cui mi aggrappo spesso e anche se penso Maggie sia un personaggio incredibilmente valido, nessun cardiochirurgo del Seattle Grace Grey Sloan Memorial Hospital riuscirà a rubarmi il cuore come l’unica e insostituibile Christina Yang.

In tutti questi anni, durante tutti questi cambiamenti, qualcosa é rimasto estremamente costante e costituisce ancora oggi il cuore delle puntate di Grey’s Anatomy: la selezione musicale.  Dopo 15 anni, risulta impossibile e tedioso fare una rassegna delle musiche del longevo medical drama, ma posso provare a mantenere un focus molto preciso. Di tutti gli incredibili momenti che hanno contraddistinto Grey’s Anatomy pochissimi sono incastonati nella memoria degli spettatori e sono avvenuti quasi tutti nella seconda stagione: il respiro affannoso di Meredith che interrompe ogni cosa mentre sta per estrarre una bomba del petto di un paziente e immagina Derek che le dice che tutto andrà bene; la stessa Meredith che qualche puntata prima recitava “prendi me, scegli me, ama me” per non perdere il suo Stranamore e poi, nel finale di stagione, mentre una devastata Izzie decide di licenziarsi dopo la tragica morte dell’amato Denny Duquette (oh Denny Duquette!) si sente un giro di chitarra che non dimenticheremo mai più.

Chasing Cars fu il primo vero momento in cui ci accorgemmo degli Snow Patrol in Grey’s Anatomy, in una scena iconica nella quale la nostra eroina Meredith Grey rimane sgomenta davanti ai suoi due spasimanti e non sa chi scegliere tra il veterinario Finn e l’amore della sua vita Derek Sheppard.

Eppure la carriera della band irlandese era iniziata molti anni prima, infatti il brano in questione era tratto dal quarto (e il più fortunato) album della band Eyes Open, e dopo un hiatus di qualche anno pquesta estate é uscita la loro ultima fatica: Wildness. In questi anni, sono state diverse le canzoni inserite nelle puntate della serie ed é quasi possibile rivivere la carriera degli Snow Patrol attraverso i più di 300 episodi di Grey’s Anatomy.

Per esempio, poche puntate prima, verso la fine dell’episodio 25 della seconda stagione il montaggio snocciolava alcuni punti narrativi sulle note di Somewhere a Clock Is Ticking, tratta dal terzo album della band The Final Straw. L’album fu il primo album mainstream della band ed ebbe un discreto successo a livello di vendite, soprattutto grazie alla bellissima Run che segnò il passaggio della band da un rock indipendente più forte e di nicchia, ad una apertura verso melodie e arrangiamenti decisamente più commerciali. Run in particolar modo é composta da un bridge che segna la tipica climax emotiva che accompagna la malinconia del testo fino a un finale in cui la musica si spezza e lascia alla sola voce di Gary Lightbody la forza del di chiudere il pezzo. Sorprendentemente Run non fu mai inserita in Grey’s Anatomy seppur rimanga ad oggi uno dei pezzi più belli della band.

Il sopracitato Eyes Open é tutta un’altra storia. Ogni canzone dell’album sarebbe potuta essere inserita in una scena di Grey’s senza problemi. Gli arrangiamenti di questi 11 brani sono precisi e creati ad hoc per momenti romantici, sentimentali, adrenalinici, scene tragiche o drammatici. Per esempio mettiamo il caso che Lex Luthor stia per sposare l’amore adolescenziale di Superman, in questo album c’è una canzone anche per un momento del genere (Smallville – 6×16).

Eyes Open é la perfetta commistione tra alternativo e il pop, tra emotivo, arrabbiato e nostalgico. Molte di queste canzoni sono state riprese durante la stagioni di Grey’s Anatomy. Menzione speciale per l’incredibile Make This Go On Forever. La canzone é inserita nel primo episodio speciale della terza stagione quando una Meredith affranta dalle parole di sua madre, si lascia cadere nelle acque del porto di Seattle. Il brano riprende un po’ la struttura di Run rafforzato dal testo e dall’arrangiamento. Il crescendo non rimane solo strumentale ma procede con il ricordo dell’utlimo bacio, l’ultima volta, l’utlimo litigio, l’ultima parola sussurrata per poi disperdersi nel silenzio e nel solo dolore della perdita di ogni riferimento.

Il successo di Eyes Open non venne però pareggiato da A Hundred Milion Suns. Infatti di questo disco un solo brano fu inserito nella colonna sonora della quinta stagione del medical drama. Il disco sembrava voler tornare al vecchio spirito alternativo senza staccarsi troppo dalla strada già intrapresa con il fortunato album precedente. Il risultato é poco coeso e non riesce a colpire nel segno. Oltre alla sorpresa delle due hidden track all’interno di The Lighting Strike e il forte intro di If There’s a Rocket Tie Me To It non si trovano altri momenti significativi nell’album. Durante la quinta stagione di Grey’s Anatomy ci furono matrimoni inaspettati, fantasmi, tumori, morti shockanti eppure solo la romantica The Planets Bend Between Us trova spazio nel mezzo della serie, alla coclusione di una storyline abbastanza toccante.

A gran sorpresa di tutti, e quasi di soppiatto nel 2011 esce Fallen Empires, composto da circa 20 brani attraverso i quali la band spazia molto di più di quanto avessero fatto fino a quel momento. Se proprio dovessimo affidarci a Grey’s Anatomy per identificare questo album, la traccia New York utilizzata mentre Meredith abbraccia la piccola Zola che le viene finalmente lasciata in adozione, non fa giustizia alla bellezza dell’album.

Fallen Empires é infatti molto di più che un’insieme di momenti sentimentali, La title track é un misto di rock irlandese ed elettronica accompagnata da tamburi e percussioni grevi, per denunciare uno scenario di violenza e rabbia, un impero in caduta libera, un mondo in fiamme da cui é difficile scappare. Eppure in mezzo a così tanta oscurità, nell’amore e negli affetti, la band ritrova attimi di pace, spiragli di luce che permettono di liberarsi della sofferenza. Pezzi come I’ll Never Let Go, This Isn’t Eveyhting You Are, Amsterdam In The End esplorano il rapporto con il proprio passato, con i propri demoni, con la forza della famiglia, con l’importanza del ritrovare nelle persone a noi care la forza di sopravvivere. The President é il penultimo pezzo del disco e racchiude tutti questi concetti accompagnato da un piano e poco altro. Fallen Empires é decisamente l’esperimento meglio riuscito dei Snow Patrol, che virano completamente la rotta tra sperimentazione e nuovi orizzonti narrativi, mantenendo pur sempre l’anima romantica che continua a contraddistingue la loro discografia.

Sono passate 12 stagioni di Grey’s Anatomy da quel finale che ci fece innamorare degli Snow Patrol, 7 anni dall’uscita da Fallen Empires e per il loro ultimo lavoro, il quintetto ha deciso di fare un passo indietro. Questi anni di pausa sono stati abbastanza bui, specialmente per il frontman Gary Lightbody, e per questo motivo si é ritornati ad un suono più pulito, vicino alla loro natura di rock leggero. C’é un nuovo rapporto con il mondo che ci circonda in Wildness ma viene trattato con dolcezza, non é più tempo di sperimentare, é tempo di godersi le fatiche superate, riscoprire le proprie radici e tirare un respiro di sollievo. Si fanno sentire molto di più le chitarre acustiche di Don’t Give In, mentre nei momenti più fragili come in What If This Is All The Love You’ll Ever Get il piano rimane l’unico strumento di accompagnamento, quasi un migliore amico.

Ad oggi, gli Snow Patrol sono un gruppo più leggero, non solo a livello sonoro. Wildness risulta essere un album di pace e tranquillità, avvolto da una serena consapevolezza che il peggio é passato, che ci si può riaprire alla vita, che il sole sta tornando a risplendere. Strano che proprio questo sia stato anche il percorso della nostra Meredith Grey, strano che anche lei abbia dovuto attendere che il sole sorgesse di nuovo dopo la scomparsa del suo grande amore.

E’ strano che si possa entrare in empatia con delle storie così lontane da noi, storie di finzione ma che racchiudono una verità che a volte cerchiamo di nascondere anche a noi stessi. Perché per paura preferiamo rimanere assuefatti dal turbinio della vita che scorre inesorabile, eppure basta un momento catartico che ci permetta di raccogliere i pensieri e a dare un senso a quello che abbiamo dentro. Spesso per esorcizzare il nostro tormento, per riuscire a delineare le zone d’ombra ci rivolgiamo a qualcos’altro. Spesso basta un solo momento, una nota, una strofa per permetterci di affrontare le nostre emozioni e ricordarci che nel nostro petto c’é ancora un cuore che batte, che i nostri sentimenti sono quelli che ci rendono vivi.